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Tumore della prostata metastatico resistente alla terapia ormonale: Enzalutamide per os pre-chemioterapia

Il tumore alla prostata è la terza neoplasia maligna nella popolazione generale, la più frequente nei maschi adulti per i quali, dopo i 50 anni di età, rappresenta oltre il 20% di tutti i tumori diagnosticati.

Sono almeno 398.000 gli uomini che convivono con una pregressa diagnosi di carcinoma alla prostata che, malgrado i progressi terapeutici, in una elevata percentuale di casi evolve in una forma resistente alla terapia anti-androgenica ( CRPC ) e metastatizza ( mCRPC ).

Per i pazienti con tumore alla prostata metastatico resistente alla terapia ormonale e non sottoposti a chemioterapia, l’Agenzia regolatoria europea, EMA, ha autorizzato l’indicazione pre-chemioterapia di Enzalutamide ( Xtandi ), già utilizzato dopo fallimento del trattamento chemioterapico.

Enzalutamide è un farmaco ormonale orale, che inibisce il recettore degli androgeni ( testosterone ), bloccando i diversi passaggi della via di segnale del recettore.

Gli analoghi agonisti di LHRH rappresentano tuttora la terapia standard della malattia metastatica o delle recidive dopo il trattamento con chirurgia e radioterapia.

Per i pazienti non-responsivi alla terapia ormonale si disponeva solo della chemioterapia a base di Docetaxel.

Oltre all’efficacia, cioè ad un miglioramento della sopravvivenza, Enzalutamide è caratterizzato anche da un buon profilo di tollerabilità.

Il tumore della prostata colpisce maggiormente pazienti di età superiore ai 70, sebbene oggi si riscontri un suo aumento nelle fasce d’età più giovani tra i 55 e i 65 anni.
Ogni anno in Italia si registrano circa 35.000 nuovi casi e i decessi sono attorno agli 8.000.
Più del 40% degli uomini colpiti da un tumore della prostata sviluppa metastasi e molti di questi diventano resistenti al trattamento di deprivazione ormonale ( castrazione medica ).

Per il trattamento di queste forme metastatiche resistenti agli analoghi LHRH e che non necessitano ancora di chemioterapia si aprono nuove prospettive terapeutiche non solo chemioterapiche e che sono in grado di migliorare la qualità di vita dei pazienti.

Il trattamento del carcinoma prostatico comprende diverse opzioni che vanno dalla chirurgia alla radioterapia, dall’ormonoterapia alle terapie sistemiche con chemioterapici.
La scelta della terapia dipende dalle caratteristiche del paziente e della malattia.
Tutti i trattamenti hanno subito nell’ultimo decennio un’evoluzione importante, contribuendo a ridurre la mortalità per questo tipo di neoplasia e a migliorare la qualità di vita.

Riguardo ai trattamenti farmacologici disponibili, il più recente ad essere registrato in fase pre-chemioterapia ( oltre che post-chemioterapia ) è l’Enzalutamide, che è risultato efficace sia nei pazienti con metastasi ossee che viscerali, prolungando la sopravvivenza e riducendo gli eventi scheletrici.

La terapia ormonale è uno dei cardini del trattamento farmacologico del carcinoma prostatico perché punta a ridurre gli androgeni, in particolare il testosterone che ha un ruolo importante nella crescita e nell’evoluzione di questo tumore.

Enzalutamide legandosi in maniera prolungata al recettore degli androgeni, ripristina il controllo della cellula maligna prostatica e ne può indurre la morte.
Gli studi AFFIRM, condotto su pazienti con tumore prostatico metastatico resistente alla castrazione già trattati con chemioterapia, e PREVAIL, condotto su pazienti con tumore prostatico metastatico naive alla chemioterapia, hanno dimostrato un miglioramento della sopravvivenza globale, un buon profilo di sicurezza e tollerabilità con effetti collaterali scarsi e di poca importanza rispetto ai pazienti trattati con placebo, permettendo un miglioramento della qualità di vita dei pazienti.

Enzalutamide ha anche ridotto il rischio di fratture e compressioni del midollo spinale nei pazienti con metastasi ossee. Questo farmaco, inoltre, non necessita dell’aggiunta di Cortisone.

Lo studio multicentrico di fase III PREVAIL, che ha arruolato pazienti non-sottoposti a chemioterapia, ha dimostrato che Enzalutamide riduce la crescita delle cellule neoplastiche e provoca la regressione del tumore; induce un miglioramento statisticamente significativo della sopravvivenza globale a confronto del trattamento con placebo ( sopravvivenza globale: 35.3 mesi vs 31.3 ) e una riduzione del 29.4% del rischio di decesso; offre inoltre un beneficio in termini di sopravvivenza libera da progressione radiografica anche nei pazienti con metastasi viscerali.

Enzalutamide, tra le terapie disponibili per il tumore prostatico metastatico resistente alla castrazione pre-chemioterapia, ha dimostrato efficacia e un buon profilo di sicurezza anche nei pazienti in cui la malattia è progredita dal trattamento con solo agonista LHRH ( LHRHa ), oltre a presentare un vantaggio significativo rispetto agli anti-androgeni di prima generazione.
Il farmaco è prescrivibile anche ai pazienti che non sono stati sottoposti a blocco androgenico totale. ( Xagena )

Fonte: Astellas, 2016